007 titoli solo per i vostri occhi

di Marco Paracchini

Ci sono state, ci sono e ci saranno pellicole molto attese dal pubblico, ma ogni appassionato bondiano attende, con grande emotività, curiosità e una punta di impazienza, novità sul futuro della saga cinematografica più longeva di sempre. L’interesse e il desiderio di saperne di più sono spinte emotive che portano ogni fanatico della spia britannica a cercare/leggere/spulciare ogni tipo di informazione possibile. E chi scrive non è da meno.

Ogni lungometraggio ha i suoi pregi e i suoi difetti, ogni produzione possiede una sua forza narratologica (o almeno dovrebbe…): come individui ci avviciniamo alle storie di James Bond sempre curiosi, ma anche molto attenti e severi perché siamo giunti al punto di non voler essere traditi nella passione, né bistrattati come inetti. Siamo consci che se la popolarità di Bond è giunta sino a questo punto si deve solo a Noi, eterni sognatori che desideriamo nutrire la nostra sensibilità e il nostro ardore con le avventure dell’agente segreto per eccellenza.

Dopo aver scritto il saggio “James Bond 1962 – 2012. Cinquant’anni di un fenomeno cinematografico” (2012) mi hanno chiesto più volte di stilare una personale classifica su quelle che potrebbero essere  le opere più rappresentative di 007 e ammetto di essermi sentito un po’ a disagio. Considerando che ognuno ha le proprie idee e i propri gusti ho pensato di lasciare libere le mie dita su questa tastiera e redigere così il testo che segue. Tuttavia la mia non è una classifica: è (e rimane) solo una lista di quelle che sono, a mio avviso, le (007) opere che hanno rappresentato un cambiamento o apportato significativi mutamenti che, a volte, hanno anche reso la digestione più lunga e pesante, ma non per questo intollerabile.

Proseguo con i 7 titoli conscio che saprete cogliere con positiva serenità qualsiasi spunto, idea, critica o punto di vista che seguirà.

001 – “Casino Royale” (2006)

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Dopo l’abbandono (o l’allontanamento) di Brosnan dalla saga Bond, molto si è detto sulle mosse tattiche o pseudo tali che la EON Production fece per mantenere alta l’attenzione su di sé, tuttavia nessuno si aspettava quella che divenne la scelta definitiva. Il nome di Daniel Craig era pressoché sconosciuto ai più e la moltitudine scoprì le sue abilità recitative solo nel momento in cui uscirono le prime indiscrezioni sul futuro targato 007. Come sempre si era tenuta alta la suspance e i produttori seppero bluffare egregiamente come Le Chiffre al tavolo di gioco. Spaesati e un po’ dubbiosi, tutti i Bondiani che conoscevo si avvicinarono alla sala cinematografica con circospezione e cautela: temevano di andare incontro a qualcosa di tremendo. Dopo la visione del film ricordo che anch’io, come loro, esternai i primi dubbi: “Craig non avrà futuro”, “Non è uno 007 credibile”, “A breve sostituiranno questa maschera di cera russa vestita da inglese” e via discorrendo. Critici e giornalisti si erano divisi a metà: o critiche entusiaste o commenti molto duri. Col passare del tempo (poco, invero) tutti si ricredettero: il nuovo percorso di James Bond doveva mantenere il fascino torvo di Craig. E così fu.

La mia lista prende in considerazione questo titolo in primis per l’estrema cura registica, le scene d’azione ottimamente curate e lo spirito con la quale si è interagito con la figura di 007.

002 – “Zona Pericolo” (1987)

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Molto ho già riferito su questa pellicola nel libro succitato e non voglio certo copia-incollare quanto scritto su quel testo. Posso solo dire che, dopo una lunga parentesi con Roger Moore sugli scudi e un debole (per fisicità s’intende) “Bersaglio Mobile” (1985), mi aspettavo un rilancio del personaggio con stile permeato anche da un ritmo narrativo più pragmatico. Erano gli anni delle pellicole action per eccellenza e un volto accigliato come quello di Timothy Dalton ben si prestava al rilancio dell’eroe inglese. Ma ogni cambiamento, si sa, porta instabilità emotiva…

La decade degli anni ‘80 era anche il periodo di un cambiamento generazionale, ma nessuno prevedeva che la generazione cresciuta con Sean Connery fu la prima ad apprezzare l’ultimo arrivato. Le nuove generazioni invece, abituate ai canoni ironici di Moore, fecero più fatica ad adeguarsi al volto di Dalton: la fisicità ne guadagnava a dispetto dei molti incivili critici che disprezzarono l’attore e relativo film ancor prima di averla vista su grande schermo. Il film, piaccia o meno, aprì un nuovo capitolo, un passaggio che, pur breve, lasciò un segno per chi, come me, cercava un’azione più diretta e meno divertente/divertita alla Moore. Dalton, col suo fascino indescrivibile (in senso lato) affascinò le platee, ma non come si aspettavano alla EON Production, considerati gli eventi successivi. La pellicola tuttavia aveva un ritmo narratologico interessante ed era stata confezionata in maniera ottimale. Una discreta trama spionistica, gadget bondiani divertenti e inseguimenti mozzafiato – incluso quello con la custodia del violoncello come bob –  entrarono nella storia della saga.

003 – “Il domani non muore mai” (1997)

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Il secondo film di Pierce Brosnan ha portato quelle modifiche tecniche che mi aspettavo nello 007 degli anni novanta: ritmo serrato, inquadrature veloci, scene d’azione molto sofisticate e ben realizzate. L’opposto insomma rispetto al precedente canonico e prolisso “Goldeneye” che lanciò la figura di Brosnan nell’universo Bond.

La storia di come un magnate dei media possa cambiare le notizie e/o variare alcuni eventi era e rimane assolutamente attuale, la sottotrama però riprende pericolosamente alcuni stilemi narrativi già visti nell’universo bondiano. Lo sceneggiatore Bruce Feirstein, magari per cambiare le carte in tavola e confondere le idee, preme l’acceleratore sul machismo di Bond facendogli fare peripezie incredibili. La scena che lascia col fiato sospeso – che trovo una delle migliori della saga intera – è la fuga di Bond e dell’agente Wai Lin (Michelle Yeoh) ammanettati su di una motocicletta e inseguiti da un elicottero. Inutile rimembrare l’agitazione e il ritmo concitato di quella scena che promuove a pieno titolo come uno dei film meglio riusciti (cinematograficamente parlando) dell’universo Bond.

004 – “Al servizio segreto di sua maestà” (1969)

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Anche se molti storceranno il naso, l’unico film interpretato da George Lazenby, lo trovo uno dei più incisivi del primo ventennio della EON Production. La storia si fa seguire anche se si può muovere qualche critica di continuity e di filo logico. C’è anche un’eccessiva confusione sulla descrizione del protagonista: se gli spettatori avevano conosciuto la spia grazie al volto di Sean Connery attraverso i film che erano molto meno diretti e concitati dei romanzi, proporre a breve distanza dal precedente film un esordio di un Bond più cupo (nonostante le numerose sveltine qui Bond si innamora, si sposa e perde l’amore della sua vita) fu un azzardo. Traumatica poi la decisione di sfruttare un attore sconosciuto per dar volto, anima e corpo a uno dei personaggi più celebri del cinema di quel periodo. In quel contesto il film propose un Lazenby un po’ impreparato, una sceneggiatura rimaneggiata forse troppe volte (sovente non si capisce se Bond “ci fa o ci è”) e una regia a tratti incerta. Anche la formula dell’antagonismo è confusa: risulta più angosciante la figura di Irma Bunt che non il mitico Blofeld impersonato da un Savalas poco convincente.

La musica percorre sonorità leggermente diverse rispetto ai precedenti capitoli, l’atmosfera e le location offrono un incanto per gli spettatori che possono poi godersi appieno alcune delle scene più memorabili della storia di 007 come l’inseguimento sui bob o l’attacco con gli elicotteri alla base nemica di Piz Gloria. Da rivalutare.

005 – “Si vive solo due volte” (1967)

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Sean Connery è l’icona 007 per eccellenza. Il suo sguardo, il suo sorriso e i suoi occhi rappresentano ancora oggi l’etichetta dell’uomo che non deve chiedere mai. È stato un personaggio che potrebbe avere un parallelismo femminile solo con l’altrettanto impareggiabile Marylin Monroe. Non potrei azzardarmi a dire quale sia la sua migliore interpretazione perché il compito diviene quasi impossibile e poi, per par condicio, dovrei dare un giudizio anche sui film interpretati da Roger Moore: sono tutti, a loro modo, interessanti. Si può muovere forse una critica prettamente tecnica dicendo che non sempre la produzione era al passo coi tempi e/o al passo con le aspettative. Tuttavia nel mio cuore c’è spazio per un solo film e per più motivi: “Si vive solo due volte” mi ha fatto sognare e da bambino speravo di poter avere anche io un aeromobile come l’elicotterino Nelly, costruito dalla genialità della sezione Q. Un altro ingrediente che mi faceva apparire questo film così emozionante era il contesto giapponese che, all’epoca come oggi, mi incuriosiva e mi attirava parecchio. Al di là delle incongruenze letterarie, al di là di un Connery non in formissima, al di là di una storia un po’ traballante, il film rimane e rimarrà sempre tra i miei preferiti di sempre.

006 – “Quantum of Solace” (2008)

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Sento già una eco dei vostri commenti, lamentele e linguaggio colorito che si espande nell’aria, un brusio forte che entra dritto nei (miei) timpani. Ironia a parte, so che moltissimi vedono codesto titolo come fumo negli occhi, tuttavia lo ritengo un ottimo equilibrio tra la narrazione bondiana degli anni sessanta e il reboot del film precedente: qui riconosco bene la figura di 007 nel personaggio di Craig, qui riconosco anche una sceneggiatura con qualche sbavatura, ma il percorso narrativo è equilibrato ed è un ottimo connubio tra entertainment moderno e action-detection vecchia maniera.

E se potessimo scegliere un ex attore (di quelli che interpretarono Bond), chi starebbe bene in “Quantum of Solace”? A mio avviso tutti, solo Moore potrebbe stonare, perché questa è una storia molto dinamica e diretta e la spy-story è quasi assente. La formula del “buono contro il cattivo” funziona e regge sino alla scena finale. A distanza di quasi dieci anni vedo questo film come uno dei migliori film d’azione mai realizzati (ho scritto “film d’azione” non “film bondiani”, mi preme sottolinearlo).

007 – “Skyfall” (2012) / “Spectre” (2015)

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Ohibò, due pellicole? Vero, sono un “baro”, ma mi giustifico dicendo che possiamo collegarli come un unicum narratologico considerata la continuity presente tra i due prodotti cinematografici.

Debbo esser onesto: singolarmente non li ho amati. La mia franchezza potrà stordirvi in qualche modo, ma ritengo che il successo di “Skyfall” sia da imputare al battage pubblicitario legato al cinquantesimo e alle alte aspettative che il pubblico covava. “Spectre” ha scene lente, forse le più imbarazzanti delle parentesi d’azione della spia britannica con una colonna sonora poco incisiva e una sceneggiatura che pare mettere toppe ai buchi lasciati nel precedente film. Considerandoli dunque come una sola unità narrativa allora posso dire che amo alcune cose raccontate nei suddetti poiché hanno dato modo di carpire maggiori informazioni sul personaggio. Ma sono stati forse troppo sopravvalutati e presi singolarmente zoppicano su alcuni fronti. Va da sé che però hanno gettato le basi per dei cambiamenti non indifferenti nella cronologia storica di Bond, inoltre hanno dato (anche se forse in maniera troppo celere) la parola fine (?) all’epoca Craig. Che il sipario si sia chiuso per sempre è ancora da scoprire, i rumors mentre scrivo sono molteplici e nessuno è stato dichiarato ufficiale da Broccoli & Co. Non ci resta altro da fare che attendere il nuovo corso.

Non è stato facile redigere gli 007 film migliori, ma come detto, ognuno ha i suoi e questo rimane espressione del mio punto di vista. Voglio terminare questo articolo dicendo che i film di Moore (assenti nella mia Seven List), li ho adorati tutti (tranne “L’uomo dalla pistola d’oro”), ma oggi li trovo troppo ironici e lontani dall’idea dello 007 che mi sono costruito nella mia immaginazione.

Si vocifera di un nuovo reboot della saga e per quanto possa spaventarmi l’idea che ancora una volta il volto e il mondo di Bond cambieranno, sono tuttavia molto fiducioso poiché sono conscio che la figura di 007 è estremamente “protetta”, più ora che prima, ergo sono dell’idea che qualsiasi cosa giungerà sarà bella, fresca ed emozionante, sicuramente uno spunto che ci inviterà a riflettere sui tempi che cambiano, ma soprattutto su quanti Bond abbiamo avuto la fortuna di vedere invecchiando!

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6 pensieri su “007 titoli solo per i vostri occhi

  1. Noto che la maggior parte dei film che citi nella tua personale classifica, sono i film che hanno avuto più problemi nella loro realizzazione.
    Condivido su alcuni titoli, meno su altri.
    Per me “Il domani non muore mai”, che accoppio a “Quantum of solace”, per similitudini narrative e travagli produttivi, non lo reputo per niente uno dei migliori film di Bond. Ha certo delle cose pregevoli, ma manca proprio di trama, o comunque di alcuni approfondimenti che non avrebbero guastato, e si basa troppo su azione sfrenata (il che, ammetto, è uno dei suoi punti forti). Va detto che in questo film, si è incominciato a cercare un approfondimento sulla personalità di Bond, cosa che però in maniera più profonda, avverrà una decade più tardi con il Bond di Craig, ma a differenza del manoscritto di Benson, che probabilmente utilizza la sceneggiatura di base del film, non sono presenti alcuni passaggi, che secondo me avrebbero dato al film una maggiore compattezza, tra tutte la figura del Generale Chang, con il quale Carver trama alle spalle sia di Cina che Inghilterra.
    D’altronde sono note le litigate tra Spottiswode, regista del film e Brosnan, e le continue modifiche in corso d’opera della scenggiatura, per continue ripicche tra i due.
    Su “Quantum of Solace” ho sempre detto che per me, è stata un’occasione sprecata. Grava sulla sua realizzazione, lo sciopero protratto per mesi, degli sceneggiatori americani, cosa che anche in questo caso, e si vede nel film, hanno dovuto far intervenire persone (Craig stesso) che probabilmente avrebbero dovuto non occuparsene. Il film, benchè abbia un bel ritmo serrato e delle ottime scene d’azione, sembra tagliato con l’accetta, ed i buchi narattivi sono tanti e molti passaggi confusionari, insomma non si capisce il perche si evolvano alcune scene, vedasi soprattutto il primo incontro tra Bond e Camille.
    Skyfall, a mio avviso, è il messaggio di Mendes, su come lui avrebbe realizzato Quantum of Solace, ed infatti quando parlo del suo film, tendo a titolarlo Quantum of Solace 2.
    Spectre invece, è il film con le maggiori aspettative, e quindi con la maggior delusione, per mancanza di idee, e di sviluppo. Lento, prolisso, cupo e troppo ramificato.
    E poi, come giustamente dici Marco Paracchini, tende a mettere troppe toppe sui buchi dei precedenti film. Ma per me il problema sostanziale dell’era Craig è proprio questo. Aver voluto creare un arco temporale, senza averlo pianificato. Certo nel 2006, forse non si aspettavano un boom del genere, però la chiusura di Spectre, nel voler ricollegare i tre film precedenti, sembra molto raffazzonata e soprattutto forzata, e poi, cosa che non ho tollerato assolutamente, è l’aver ridotto il conflitto tra il bene ed il male del mondo, ad uno scontro tra fratellastri.

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  2. Buongiorno,apprezzo e leggo con estremo interesse le considerazioni postate.Non concordo su certe scelte ma è normale in quanto ognuno di noi ha i suoi gusti.YOLT per me è di una barba mortale e lo riguardo unicamente per le meraviglie create da Ken Adam,OHMSS e Lazemby sono spettacolari e nonostante il protagonista non fosse un attore ma un modello,si è comportato benissimo,Dalton non mi è mai piaciuto nel ruolo doppio zero e trovo Zona Pericolo una commedia divertente ma non a livello di Bond film.I film dell’era Craig mi sono sempre piaciuti e concordo sul giudizio di QoS ,grande azione e fisicità,bella trama e grande villain.

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  3. Per quel che concerne 007 zona pericolo, ci sta il fatto che inizialmente il film era stato pensato per Pierce Brosnan, e la sua defezione ed il veloce rimpiazzo di Dalton, forse non ha dato tempo agli sceneggiatori di apportare quelle modifiche necessarie per il nuovo attore. Il film ha una buona trama spionistica, ma a mio avviso, pecca nella realizzazione, e nei mezzi tecnici.
    Un film dal grande budget, realizzato da buoni mestieranti, grave pecca di Broccoli, soprattutto nella fase finale dell’era Moore e anche in quella di Dalton.
    Dalton ha la sfortuna di aver interpretato un Bond problematico simil Craig, in un era dove gli eroi erano invece dei simil superman (Stallone, Schwarzenegger, Gibson, Willis).
    La sua interpretazione è assieme a quella di Craig, quella più vicina al Bond letterario, ma forse proprio per i tempi troppo azzardata, considerando che, Brosnan, era allora considerato come il perfetto rimpiazzo di Moore, sia per similitudini fisiche che recitative, cosa che in parte si vedrà quando finalmente l’attore irlandese vestirà lo smoking, circa dieci anni dopo.
    Su Lazenby c’è poco da dire, o molto, ma va detto che forse è stato l’uomo che meno di tutti avrebbe potuto rimpiazzare la figura preponderante di Connery, cosa su cui si sono dovuti scontrare tutti i successori, e sui quali, forse solo Craig ha saputo tenere testa.
    La scelta di un film con canoni differenti da quelli realizzati con Connery è un segnale molto forte di discontinuità, cosi come poi avvenuto soprattutto tra il Bond di Brosnan e quello di Craig, un completo cambio di registro. Al servizio segreto di Sua Maestà, è più intimista e romantico, e primo reale tentativo di dare a 007 un background psicologico. Però, lo ritengo uno dei migliori film della serie, per storia, immagini e soprattutto per le musiche.

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  4. devo dire che vedo i film bondiani con curiosità discontinua: goduria quelli conneriani, ormai un salto retro nella storia del cinema – aH! i mitici anni feffanta ;).
    tosti e godibili quelli di craig

    ricordo ancora molte scene il divertimento del primo bond movie da me visto, da ragazzino, al cinema: Octopussy (all’inizio Bond buttava il capo della spectre in una ciminiera, carrozzina compresa!)

    altri bei ricordi, invece, con Mai dire Mai, e la mitica Fatima Blush

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