SCOPRIRE TOKYO (in breve)

Articolo di Marco Paracchini

La capitale del Sol Levante è una città che non dorme mai. La metropoli nipponica, l’ottava più popolosa al mondo con quasi 14 milioni di abitanti (ma primo agglomerato urbano se contiamo tutta la sua area che conta 35 milioni di residenti), è una di quelle realtà fascinose che possono attrarre o disturbare. Tokyo o la sia ama o la si odia, perché vivendola si può scoprire che non è tutto oro ciò che luccica.

Dal 2005 al 2012 ho respirato l’aria della metropoli in momenti diversi, in stagioni differenti e con umori disuguali a seconda del tempo e/o della giornata, ma l’ho sempre amata, anche se sono stato testimone di quel silente – ma presente – razzismo di alcuni locali che portano in calce la dicitura “japanese people only” o negli internet point non proprio cordiali con lo straniero.

Ma andiamo con ordine: cercherò di essere conciso e di offrirvi la mia visione su quel luogo stupendo e ricco di paradossi.

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La città degli ombrelli trasparenti

Giugno è il mese della pioggia. Se non hai un ombrello non devi nemmeno preoccuparti, puoi trovarli in vendita, 24 ore su 24, in ogni konbini a costi irrisori (col cambio di valuta, da uno a quattro euro). Normalmente sono ombrelli trasparenti dal manico bianco che vengono poi abbandonati al termine del loro utilizzo in qualche bidone delle stazioni ferroviarie o lasciati in ufficio o dimenticati (volontariamente?) in qualche ristorante. E se lo usano tutti un motivo c’è: i giovani devono coprire le loro folte e ardite capigliature, i salary-men devono mantenere le loro chiome ordinatamente pettinate e le donne… beh le donne lo utilizzano per gli stessi motivi.

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E perché quando c’è il sole alcune donne, di una certa età, utilizzano l’ombrello?

Ebbene, in Italia questo concetto è arduo da comprendere poiché appena c’è un po’ di sole la gente fa di tutto per esporsi ai raggi solari e abbronzarsi, ma per alcuni contesti socio-culturali giapponesi, la pelle abbronzata è sinonimo di povertà. Talune utilizzano quindi ombrelli neri e guanti lunghi sino al gomito anche durante giornate asfissianti. Oltre a loro aggiungeteci quelle poverelle che hanno bislacche patologie che le costringono a coprirsi per evitare che l’epidermide possa avere strane reazioni allergiche ai raggi solari e il gioco è fatto.

La pulizia

Ogni volta che sono tornato da un viaggio o da un soggiorno giapponese mi hanno chiesto: «Tokyo è davvero così pulita?». Comincio col dire che sotto questo aspetto nessuna città italiana può competere con quelle giapponesi poiché perderebbe immediatamente. Paragonata invece ad altre città europee allora potrebbe risultare “normale”, ma agli occhi di un italiano risulterà certamente pulitissima. Soprattutto l’area di Shinjuku poiché è quasi immacolata e, da qualche anno, è severamente vietato fumare se non in appositi luoghi attrezzati di portacenere. Per terra non ci sono mozziconi e ai margini delle strade non si scorge né un pacchetto di sigarette sgualcito né cartacce abbandonate. Se qualcuno volesse sgarrare e fumare in un angolino nascosto certamente potrà farlo (non sulle arterie urbane), ma deve essere attrezzato di portacenere tascabile e soprattutto deve vergognarsi o avere almeno l’aspetto di uno che non può proprio farne a meno.

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Come mai non ci sono bidoni per strada? In effetti questo è il quesito che mi sono posto sovente anche io e la risposta è semplice: non ci sono perché non servono. I bidoni si trovano in tutte le fermate e stazioni della metropolitana, sono attrezzati per la raccolta differenziata, mentre altri sono vicini ai numerosi distributori di bibite posti in quasi tutti gli isolati. Quindi dove si gettano le cartine e cartacce? Si aspetta di gettarla negli appositi contenitori.

E le feci del proprio cane? Paletta e sacchettino e si riporta a casa per gettarla nel wc o nel bidoncino dell’umido.

Là ove non batte il sole

Tokyo ha strade pulite, il traffico è ordinato e quasi mai troverete qualcuno che scorrazza come un pazzo. Le strisce pedonali sono sacre e, incredibile ma vero, può accadere che vediate anche un’ambulanza (a sirene accese) rallentare per far passare dei pedoni con tanto di avviso con altoparlante: “scusate il disagio, dobbiamo passare”. Sad but true. Ma sotto tutto questo mondo cosa si cela? Esiste una vita sotterranea, una realtà fatta di una moltitudine di negozi, fast-food, caffetterie e anche aree per fumatori: trattasi di spazi ricavati nel sottosuolo nati inizialmente per favorire pendolari e lavoratori nei cambi di treno-metropolitana, trasformatisi negli anni in veri e propri labirinti di corridoi illuminati a giorno dove è possibile passare del tempo, risposarsi, acquistare dei vestiti, mangiare un boccone, noleggiare un cd (sì, là esiste anche il noleggio), acquistare un libro o una rivista e non accorgersi che numerose persone passano intere giornate lavorative senza mai vedere il sole né respirare ossigeno se non veicolato da tubi predisposti al riciclo d’aria. Tutto questo accade sotto metri e metri di cemento e strutture d’acciaio… qui, chi non ha mai avuto un attacco d’ansia, potrebbe cominciare ad averne un piccolo assaggio.

D’altronde la metropolitana di Tokyo, pur non essendo la più estesa e complessa, è quella più utilizzata al mondo. Va da sé che era palese aspettarsi un’implementazione delle stazioni e soprattutto delle aree sotterranee.

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E lo shopping?

Tempo fa Tokyo era la mecca dei centri commerciali più grossi del mondo, gradualmente ha poi perso il primato (e forse non è un male). L’ultimo dei problemi che potreste avere nella capitale nipponica è trovare un luogo dove fare acquisti. Alcuni sono enormi e il rischio di perdersi esiste; personalmente mi sono perso in un paio a Tokyo e in uno a Hiroshima, pur avendo un senso dell’orientamento impeccabile. Già la stazione di Shinjuku (nata nel 1885), dove si riversano quasi tre milioni e mezzo di passeggeri al giorno (è pure dentro al guiness dei primati), è un enorme e complesso sistema di centri commerciali collegati tra loro. Esternamente poi ci si ritrova immersi in altre vie dense di negozi e palazzi commerciali. Se questo caotico insieme di negozi sbarluccicanti non dovesse bastare, allora potrete andare a Roppongi o Shibuya (foto sotto: Hikarie, uno degli ultimi shopping center aperti nel 2012) dove certamente potrete trovare pane per i vostri denti. Ricordatevi dunque di portare una valigia di scorta vuota.

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E che dire dei palazzi dedicati all’entertainment oltre che allo shopping? Cambiate registro mentale poiché, una volta giunti sulle strade di Tokyo, scoprirete che negozi, ristoranti e attività non sono al piano strada, bensì posti su più piani. I palazzi che trovate sono dunque, soprattutto sulle arterie principali della città, contenitori di fumetterie, librerie, centri estetici, karaoke bar, ristoranti, negozi, pub e chi più ne ha più ne metta.

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Se, dopo qualche giorno, doveste sentire nostalgia dell’Europa, potrete allora andare nel quartiere di Omotesandō ove negozi, vetrine e ristoranti sono al piano strada.

Conclusioni

Troppo breve come articolo?

Diciamo che amo la sintesi poi ho scritto un libro che ha questi e (molti) altri aspetti legati alla capitale giapponese che potrebbe essere pubblicato nell’arco del 2017, quindi non posso nemmeno spoilerare troppe cose! ^0^

La giungla di cemento metropolitana di Tokyo ha circa 35 milioni di abitanti, ma nell’estesa area urbana potrete scovare anche piccoli quartieri vivibili e a dimensione d’uomo. Quindi oltre a strade a otto corsie, ferrovie, grattacieli, palazzi, sopraelevate, battelli futuristici, ponti, porti e centri commerciali potrete ancora trovare quartieri dove esistono commercianti in piccoli negozi, ristoranti tipici, stradine caratteristiche che abbiamo imparato ad amare nei cartoni animati, viottoli di acqua tra piccole stradine alberate, cimiteri tradizionali, templi e tanta gente che, a dispetto dell’apparente freddezza, sarà lieta nel chiacchierare con voi e scoprire da dove venite.

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Ora ditemi, state pensando di organizzare un viaggio?

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[Un ottimo katsudon in uno dei ristorantini di Shinjuku – 2012]

 

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6 pensieri su “SCOPRIRE TOKYO (in breve)

  1. bellissimo! il Giappone mi ha sempre affascinato, proprio ‘per colpa’ dei cartoni animati 🙂
    le descrizioni che riporti sono al tempo stesso stupefacenti e angosciose (i sotterranei che diventano una seconda città più licenziosa… mi immagino quali traffici poco belli e poco morlai possano avvenire)

    viaggerei volentieri in Giapppone, ma forse io preferirei le stradine tradizionali, i templi, i cimiteri e anche i boschi e i villaggi (s ce ne sono ancora), pur essendo mesmerizzato dalla loro tecnologia

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  2. È affascinante trascorrere qualche minuto a Tokyo attraverso le tue descrizioni. E siccome sono una cacasotto e non parlo inglese, mi sa che non ci andrò mai. Peccato. Scrivi ancora, che io mi possa fare un’ altra passeggiata virtuale!!! ありがとう、grazie!

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