CONCEPIRE UNA STORIA E I SUOI PERSONAGGI

Di Marco Paracchini

A differenza di quanto avviene nella nostra quotidianità, ove le cose possono accadere anche fuori dal nostro controllo, in un testo di fiction nulla viene lasciato al caso. Esaustivo quanto disse lo scrittore del brivido Edgar Allan Poe: «Nulla è più evidente del fatto che qualsiasi trama degna di questo nome dev’essere elaborata fino al suo scioglimento finale, prima ancora di prendere in mano la penna». Ancor prima di mettersi dinnanzi alla tastiera del pc, l’autore deve avere ben chiara la struttura portante della mappa narrativa, il filo conduttore di ogni singola scena. Sarebbe inoperoso sperare che una volta cominciata la stesura, il finale o il colpo di scena possano giungere casualmente!

Creare un crescendo di tensione è possibile quando l’autore incalza la curiosità del lettore con un dilemma interiore del protagonista o un problema derivante da terzi. Generare dei problemi ai personaggi non è inconsueto poiché quella del “realizzare problemi” è una costante della narrativa classica e contemporanea. Qualsiasi trama, dal romanzo d’amore al giallo storico, ruota intorno a una conflittualità. Il conflitto costituisce il nutrimento di ogni storia di fiction. Considerando la conflittualità in senso stretto (un nemico, un cinico antagonista) o quella in senso lato (problema a carattere psicologico del protagonista), l’autore deve confrontarsi con essa affinché il lettore possa generare in sé il desiderio di continuare la lettura per vedere come il protagonista riuscirà a superare l’ostacolo. Il protagonista di una fiction, cinematografica o editoriale, deve volere qualcosa e deve poter fare qualsiasi cosa per poterla ottenere.

Lo story concept è il principio generativo dell’opera. L’idea, i concetti, le azioni, le conseguenti reazioni e soluzioni, devono avvenire in maniera consequenziale per determinare lo sviluppo del paradigma narrativo. Necessario è capire a chi o cosa si riferisce la storia e per rispondere a questo quesito bisogna affrontare l’elemento del personaggio principale e dell’antagonista. Nel capire cosa si racconta bisogna identificarsi in quello che possiamo definire il problema della storia.

Il personaggio principale di un’opera, sia letteraria che cinematografica, è un elemento da affrontare con molta attenzione e pignoleria. Il protagonista di qualsiasi vicenda deve apparire reale o contestualizzato nella realtà in cui è inserito (aliena, futuristica, irreale, surreale etc.) e deve essere il più possibile “corazzato” ossia difendibile dai dubbi che possono scaturire nella mente del fruitore finale. Quindi, agguerrito e inattaccabile, il vostro personaggio principale deve sostenere un “esame” con l’autore, un test di credibilità e di contestualità. Lo scrittore deve creare il suo passato, il presente, il suo contesto sociale, l’aspetto fisico, la sua fama, le sue abilità. Il protagonista deve sempre apparire vero e seguire un personale codice etico e morale, che esso sia etero, omosessuale o alieno. Il protagonista, maschile o femminile, deve saper sensibilizzare e coinvolgere il fruitore cercando di trascinarlo verso un’emotività il più possibile vicina alla realtà che lo circonda. È dunque importantissimo sviluppare un vero e proprio background del protagonista per renderlo reale e inattaccabile. È consigliabile non cadere nell’errore di voler spiegare con voce narrante o attraverso un monologo, le esperienze del passato; la sua realtà deve venire a galla attraverso brevi rimandi. Il personaggio principale è la chiave del successo, se la storia si basa su personaggi insulsi, l’attenzione del fruitore scemerà in poco tempo.

Un grande suggerimento che viene dato agli autori emergenti è quello di saper osservare: non limitarsi al solo sguardo, ma a un’attenta analisi delle persone che stanno intorno e studiare i loro modi di fare, le loro espressioni o semplicemente come gesticolano. Osservare anche sé stessi aiuta.

Bisogna mirare a costruire una nuova “creatura”, bella, intrigante e magari molto diversa non solo da chi scrive, ma anche da chi legge. Il protagonista va circondato da personaggi minori, mai alla sua altezza e sempre diversificati: un personaggio secondario non deve e non può avere carisma o peculiarità maggiori del protagonista.

L’antagonista è un’altra parte fondamentale dell’ossatura narrativa sia in letteratura che nel cinema. Genericamente questo termine viene utilizzato per rappresentare il personaggio che si oppone al protagonista principale. Tuttavia la letteratura ci ha insegnato che spesso tale terminologia può non essere universalmente accettata o può modificarsi a seconda dei punti di vista di chi narra la vicenda e di chi invece la subisce come spettatore. Un esempio di antagonismo non universalmente accettato è quello degli indiani d’America: nei libri e nei film western antecedenti agli anni ’90 del secolo scorso, i buoni erano rappresentati dai cowboys e i “cattivi” erano proprio i nativi.

L’antagonista, inteso come elemento di contrasto all’azione o al successo del protagonista, non è necessariamente un personaggio in senso stretto ma può corrispondere a un gruppo di persone che pur corrotte, pensano di agire per il bene della comunità; a un sistema sociale che impone leggi e regole per il bene collettivo o a una forza della natura che può mettere a dura prova l’esistenza umana. Qualsiasi cosa esso rappresenti, avrà il duro compito di porre il problema della storia.

Il problema della storia è, come detto antecedentemente, il perno centrale di tutte le trame. Grazie a questo elemento si generano i punti dello story concept: il problema determina un obiettivo che porterà a un’azione che a sua volta produrrà eventuali ostacoli sino a giungere alla soluzione.

  • L’obiettivo è la ricerca della soluzione del problema
  • L’azione è lo sviluppo della ricerca
  • L’ostacolo è il colpo di scena
  • La soluzione è la conclusione della mappa narrativa.

Tutto chiaro sino a qui? 🙂

Vi lascio allora dicendovi che potrete scoprirne di più sul manuale “Storytelling Storyselling” acquistabile in ogni bookstore online. Buona lettura, ma soprattutto BUONA SCRITTURA!

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